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Saluto di Vinicio Capossela ai cittadini bosniaci

“Questo mio viaggio nel vostro Paese è un sogno antico di 20 anni… esattamente 20 anni fa feci il mio primo viaggio in Bosnia. La ferita che si aprì nel mio cuore cercai di lenirla scrivendo. Fu un viaggio molto importante per me, che si andò a sovrapporre a un immaginario coltivato per anni nei film e nella musica. La Bosnia, Sarajevo, il Ponte sulla Drina, Ivo Andric, il cinema, la grande scuola di cinema di Sarajevo , il piccolo mondo di avanguardia e multiculturalità tra le montagne che avevo amato, la brutale, disumana ferita sulle cose e sulle persone della guerra. Molti amici avevano prestato soccorso in organizzazioni umanitarie, ma io non ero riuscito ad andare. Andai solo nell’agosto del 97 e quel viaggio mi segnò per sempre.”

“Ho sempre avuto uno speciale sentimento per i Balcani. Era come un mondo che dialogava con la mia infanzia, un mondo speculare oltre il mare Adriatico. Allo stesso tempo la letteratura e il cinema bosniaco mi hanno dato uno sguardo diverso, un senso di riconoscimento sulle terre d’origine della mia famiglia, in Irpinia, nel sud Italia. Ho iniziato a guardare diversamente alle ritualità di cui sono stato partecipe nella mia infanzia, negli anni 70… le figure matriarcali, con i loro fazzoletti neri in testa, le vecchie automobili, le musiche delle feste di nozze.”

“Ci sono paesaggi geografici e anche una geografia dell’anima in comune. In comune ci sono i corredi funerari delle più antiche tombe dell’età del ferro. Erano probabilmente popolazioni illiriche, perché gli stessi oggetti sono stati ritrovati in Bosnia. Da 5 anni facciamo un festival che si chiama Sponz Fest, e lo apriamo sempre all’alba con un concerto di una fanfara balcanica , per sottolineare questa vicinanza di anima”

“A distanza di vent’anni suonare in Bosnia ha un significato completamente diverso , ma che non può dimenticare la Storia. La Storia di questa regione è però molto più antica ed è quella di cui anche la mia musica si è un poco permeata. Verremo a suonare una musica che è fatta di tante cose, c’è l’eco dell’opera italiana, dello swing, del rock mitologico, del folclore rurale, dello spurio dionisiaco mediterraneo, ma anche un poco di nostro turbofolk.”

Vinicio Capossela