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Mostra “Mario Cresci. L'oro del tempo”

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MOSTRA FOTOGRAFICA

MARIO CRESCI. L’ORO DEL TEMPO

Sarajevo, Galleria Nazionale della Bosnia ed Erzegovina

a cura di Francesca Fabiani

2 – 21 giugno 2024

 

Il 2 giugno 2024 ha aperto al pubblico, presso la Galleria Nazionale della Bosnia-Erzegovina a Sarajevo, la mostra fotografica “Mario Cresci. L’oro del tempo”, a cura di Francesca Fabiani.

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma e l’Ambasciata d’Italia a Sarajevo.

«La diplomazia culturale», ha dichiarato l’Ambasciatore Marco Di Ruzza in occasione dell’evento di inaugurazione, svoltosi il 1° giugno alla presenza di numerosi esponenti della scena culturale di Sarajevo e della comunità internazionale, «rappresenta uno dei nostri principali settori di intervento, con l’obiettivo non solo di promuovere l’ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali ma anche di contribuire ai processi di riconciliazione nazionale in Bosnia ed Erzegovina. Ciò, anche a sostegno del cammino europeo dello Stato balcanico, fortemente spalleggiato dall’Italia. La cultura italiana è infatti molto apprezzata nel Paese e ha quindi la capacità di aggregare le diversi componenti della società bosniaco-erzegovese, al netto di distinzioni politiche, etniche o religiose. Anche per questo, come ogni anno, abbiamo voluto accompagnare le celebrazioni della Festa della Repubblica a grandi eventi culturali».

La mostra presenta il lavoro realizzato da Mario Cresci nell’ambito del programma ICCD/Artisti in residenza che prevede il coinvolgimento di grandi fotografi chiamati a dialogare con le collezioni storiche dell’Istituto. Riattivare i significati stratificati delle fotografie conservate in ICCD attraverso uno sguardo d’autore è una delle più fruttuose modalità per risvegliare questi immensi depositi di immagini (oltre sei milioni di fototipi) ricollocandoli nella contemporaneità.

Come ricordato dallo stesso Cresci, «la realtà non è ciò che vediamo quanto piuttosto quello che sentiamo nel trascorrere del tempo e il sentire a sua volta muta con la frequenza e l’intensità del nostro vissuto insieme al modo di vedere e di pensare il mondo».

Nella mostra vengono esposte 21 stampe in bianco e nero – ludiche e sorprendenti – nate dal confronto con due nuclei fotografici storici: i ritratti del bel mondo fin de siècle di Mario Nunes Vais e le fotografie di documentazione di statuaria greco-romana. Il tratto ricorrente è la rappresentazione della figura umana, individuata come tema centrale della ricerca. Soggetti che, attraverso lo sguardo interrogativo di Cresci, diventano pretesto per una serie di sperimentazioni visive ottenute rielaborando, isolando e reiterando alcuni particolari delle fotografie, pur nel rispetto dell’autore che le pensò in origine.

Come spiega la curatrice Francesca Fabiani, «l’approccio di Cresci alla fotografia è globale: l’interesse per l’autore, per la storia, per la tecnica, per il soggetto e per l’oggetto fotografico si sommano a quello per la fotografia intesa come linguaggio di segni, grammatica visiva, esperienza percettiva. Cresci ha sempre concepito la fotografia come forma espressiva integrata alle arti contemporanee, ponendo al centro della ricerca l’indagine critica e autoriflessiva sul linguaggio fotografico. Un approccio che tuttavia non lo ha mai distolto dal misurarsi con il quotidiano e dall’interrogarsi sul ruolo dell’artista, che egli ha inteso ridefinire e attualizzare nella sua dimensione sociale, tesa al recupero di una intelligenza civile».

Alcune scelte operate dal fotografo nell’elaborazione del lavoro – come i numeri di inventario al posto delle didascalie o l’inclusione del bordo nero del negativo nella restituzione finale delle opere – rimandano al concetto di archivio e ci ricordano che anche la collocazione fisica degli oggetti fotografici, nel loro destino errante nel corso del tempo, merita di essere osservata con intelligenza.

E proprio al tempo rimanda il titolo del lavoro, che riprende la frase scelta da André Breton come epitaffio della propria tomba, “Je cherche l'or du temps – Cerco l’oro del tempo”. Una dichiarazione di intenti: l’instancabile ricerca di ciò che di prezioso e incorruttibile persiste nel fluire del tempo, come l’oro.

La mostra, visitabile fino al 21 giugno, rientra nell’iniziativa #ICCDOFFSITE con cui l’Istituto promuove le proprie attività fuori sede. «Esportare e condividere con un pubblico sempre più vasto l’esito delle ricerche di valorizzazione delle nostre collezioni attraverso la fotografia, sempre sorprendente, è il motivo che ci ha spinti a questa nuova collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Sarajevo», conclude il Direttore ICCD Carlo Birrozzi.