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Editoriale dell'Ambasciatore Nicola Minasi in occasione della Festa della Repubblica Italiana

Data:

02/06/2020


Editoriale dell'Ambasciatore Nicola Minasi in occasione della Festa della Repubblica Italiana

La Repubblica Italiana festeggia oggi il suo 74° anniversario, in una condizione mai vista prima: per la prima volta dalla sua nascita non ci saranno ricevimenti ufficiali, parate o eventi pubblici. Questa misura è imposta dal rispetto dovuto alle oltre 33.000 vittime per il COVID-19 e anche perché oggi è l’ultimo giorno delle restrizioni adottate in risposta all’epidemia. Da domani si potrà nuovamente circolare in tutta Italia e l’attività riprenderà normalmente.

Il ritorno alle attività di sempre è un momento di felicità collettiva ed è comprensibile la voglia di molti di lasciarsi alle spalle un periodo difficile, che ha visto un grandissimo pericolo diffondersi tra la popolazione. Il ritorno alla normalità però non può avvenire facilmente dopo un simile momento e sarebbe sbagliato non soffermarsi ad esaminare quanto è successo e come ci ha cambiati. Anzi, è importante apprendere dalle prove che abbiamo attraversato per diventare più consapevoli e migliorare come persone e come società.

Prima di tutto questa crisi ci ha insegnato l’importanza della responsabilità individuale. Ognuno di noi, con i propri comportamenti, può influenzare positivamente o negativamente la società. Sta a noi decidere di assumere atteggiamenti responsabili, tutelare noi stessi e gli altri, essere d’aiuto a tutti con un comportamento intelligente. Abbiamo scoperto che la società può vivere e prosperare solo se tutti lavorano con dedizione, così come l’importanza di tante persone che spesso dimentichiamo: infermieri, medici, volontari, trasportatori, negozianti. Abbiamo capito che il nostro stesso equilibrio mentale dipende dalla capacità di guardare alle cose importanti, ai valori come l’amicizia, la famiglia, il rispetto, la cura di sé. La lunga quarantena è stata una prova durissima, ma gli italiani hanno rispettato le regole e mantenuto una grande unità. Come ha detto il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, questo è un bene da non disperdere ed un insegnamento per tutte le società che hanno attraversato o stanno attraversando questa prova.

Il secondo insegnamento è il ruolo della politica. Nessun governo è onnipotente, nessun politico o parlamento può cancellare il virus con un decreto. Ma ogni governo, ogni politico, ogni parlamento sono responsabili di mettere a disposizione tutto il necessario perché la società possa reagire in modo utile e organizzato, senza panico e dando a tutti la possibilità di offrire il meglio di sé. La politica e le istituzioni devono essere al servizio della società: non sono una bacchetta magica, ma possono liberare energie nuove se usate bene, così come bloccare le capacità sociali se usate male. Il dialogo e la fiducia tra politica e società sono le premesse più importanti da curare ovunque per consentire alla popolazione di rispondere efficacemente alle scelte più complesse e nei momenti di crisi.

La terza cosa che abbiamo imparato è che l’Italia, la Bosnia Erzegovina, il mondo sono ormai un’unica realtà, unita dalle stesse sfide. Il virus non conosce confini, ma nemmeno il virus dell’intolleranza, dell’egoismo, della violenza e dell’antagonismo. Queste sono sfide sempre esistite, ma il mondo di oggi le rende globali. Per rispondere a sfide comuni servono anche risposte comuni. È per questo che l’Italia, pure nel momento peggiore della pandemia, ha voluto inviare medici, equipaggiamenti e aiuti in Bosnia Erzegovina in segno di solidarietà, con il motto “i nostri cuori battono insieme” [Naša srca kucaju zajedno]. E’ stata una risposta alla solidarietà unica che la Bosnia Erzegovina e i suoi cittadini hanno mostrato all’Italia nella fase più difficile e che ci ha uniti ancora di più nella nostra amicizia. Vedere la Vijecnica di Sarajevo e tanti altri monumenti illuminati nei colori della bandiera italiana in tutta la Bosnia Erzegovina è stata un’emozione fortissima anche per me personalmente e questi gesti sono stati grandemente apprezzati in Italia. Le associazioni italiane attive qui, così come tanti comuni cittadini, ci hanno mandato decine di messaggi di ammirazione e ringraziamento, così come numerosi cittadini della Bosnia Erzegovina ci hanno scritto per manifestare la propria vicinanza.

Perciò vogliamo celebrare questo 2 giugno nel segno dell’amicizia e solidarietà con la Bosnia Erzegovina, raggiungendo quante più persone possibile. Dalle 16 alle 18 trasmetteremo una puntata speciale di “Radio Italia” su Radio Sarajevo, Radio Kameleon a Tuzla, RTV Zenica e sui portali di BanjaLuka Mladi e CerebraNGO. Avremo tanta musica italiana ed alcune piccole sorprese per festeggiare insieme. Alle 21 trasmetteremo poi su BHT1 il film “Benvenuti al Sud”, una commedia per sorridere sulle piccole e grandi differenze che attraversano l’Italia da Nord a Sud, un modo per sentirsi tutti un po’ italiani e per ricordarci che le differenze costituiscono la ricchezza di una comunità.

Infine, come alternativa al nostro tradizionale ricevimento, abbiamo deciso di portare un segno di solidarietà a chi è meno fortunato. Così in collaborazione con le ONG italiane attive in BiH distribuiremo centinaia di pasti nelle mense per i poveri [puckim kuhinjama?] e con servizio a domicilio a Banja Luka, Mostar, Sarajevo e Tuzla, porteremo dei pasti all’ospedale di Zenica e offriremo bevande calde ai migranti nei campi di Bihac. E’ un piccolo gesto per dire “grazie” alla Bosnia Erzegovina ed alla sua gente meravigliosa, di grande cuore e forza d’animo.

Continuiamo insieme, a camminare nell’amicizia che ci lega da secoli.

Viva l’Italia, viva la Bosnia Erzegovina!


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