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Andrea Marcolongo, scrittrice italiana ha lasciato tutto per iniziare una nuova vita in Bosnia: “Ho dedicato due libri a Sarajevo”

Data:

17/10/2017


Andrea Marcolongo, scrittrice italiana ha lasciato tutto per iniziare una nuova vita in Bosnia: “Ho dedicato due libri a Sarajevo”

Intervista della scrittrice italiana Andrea Marcolongo per "Faktor"

Autrice: M. Arslanagić


Una nota giornalista e scrittrice italiana, che è stata anche ghostwriter del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, ha sostituito la nativa Livorno con Sarajevo. La capitale bosniaca, come dice, ha vinto la battaglia, ed è diventata la sua nuova casa ed il suo grande amore, visto che dopo aver vissuto qui, non riesce più a vivere in Italia.
La trentenne Andrea Marcolongo, fino ad alcuni anni fa, non poteva neanche immaginare che proprio Sarajevo sarebbe potuta diventare la sua nuova casa. Tuttavia, quando, da turista venne in questa città, capì molto presto che qui vi sarebbe rimasta, molto di più del previsto.
- Sono arrivata a Sarajevo tre anni fa, durante un viaggio nei Balcani, con la mia miglior amica. La città mi ha colpito subito con il proprio istinto di vita e fedeltà a se stessa. I primi giorni non riuscivo ad ammirare la vista dal balcone della mia casa, situata nel quartiere di Bjelave, né guardare le numerose bianche lapidi sulle colline della città. Anche se non avevo nessuna esperienza di guerra, io, straniera, mi sentivo prigioniera di guerra. Gli antichi Greci credevano che la morte facesse parte della vita e, a Sarajevo, tutto ciò era così evidente e chiaro. Ho cercato di comprendere l’impossibile ed irrazionale male dell'assedio durato per anni, ho cercato di capire che “il prima” e “il dopo guerra a Sarajevo”, è un orizzonte temporale pari al “prima e dopo Cristo”. Non l’ho potuto capire, e così mi sono fatta sempre più domande. Finché non mi sono innamorata dell'incredibile capacità delle persone di Sarajevo di accettare il dolore e di non deludere mai se stessi mai, di essere fedeli alla proprio Paese pur rispettando sempre l'essere umano. Non importa se le case sono ancora piene di buchi, le persone sono rimaste intere. Mi sono innamorata del vostro senso d’ironia, fatto che vi permette di ridere su tutto, soprattutto della guerra. Ed ora, anch'io rido. Sono libera, come voi Bosniaci – dice all'inizio dell’intervista per il Faktor, Andrea Marcologno.


Sarajevo come ispirazione per la scrittura

L'ispirazione per il libro recentemente pubblicato "La lingua geniale", diventato bestseller nel mondo, Andrea l'attribuisce proprio a Sarajevo. Anche se, nel libro, scrive sul greco antico e sull'importanza delle lingue classiche ai giorni nostri, Andrea dice che il libro è dedicato a Sarajevo e che, nelle sue pagine, si può trovare tanto di Sarajevo.
- Il libro è dedicato a Sarajevo per molti motivi e non parla solo del greco. Questa è infatti una storia sulla comunicazione contemporanea, su come, a livello quotidiano, usiamo le parole, attraverso quelle greche. Inoltre nel libro parlo molto anche di Sarajevo. Quasi l’intero libro, l'ho scritto nella primavera del 2016. Mi ricordo ancora il momento nel quale l'ho finito ed inviato, via mail, dalla terrazza del ristorante “Kod Bibana”, con una spettacolare vista alla città sotto di me. Il libro è dedicato a Sarajevo anche perché, a causa della scrittura, mi sono trasferita permanentemente a Sarajevo. Credevo fosse soltanto per alcuni mesi, però è diventato sempre più naturale e ora, due anni dopo, da scrittrice, voglio che Sarajevo rimanga per sempre la mia città. Lontana da Sarajevo, non riesco a scrivere – racconta l’italiana con indirizzo bosniaco.
Che Sarajevo sia un luogo di particolare ispirazione per la scrittrice, lo dimostra anche il fatto che quest’estate, nella sua casa bosniaca, ha scritto anche il suo secondo libro, che sarà pubblicato in Italia l’anno prossimo.
- Siccome ora vivo qui, ho anche la mia routine giornaliera. La mattina, appena mi sveglio, vado a passeggio ed ogni volta vado per una strada diversa fino ad un piccolo bar “Sova/Guffo”, situato nel quartiere di Marin Dvor. E’ lì che ho scritto quasi intero, il mio secondo libro, che anche in questo caso cita Sarajevo. La cosa più bella è che della mia Sarajevo ho parlato e scritto anche per i media italiani.
Così, di Sarajevo, ho scritto per il quotidiano Corriere della Sera, e insieme al fotografo Ziyah Gafić ho fatto una reportage per la Repubblica. In tutti i Paesi dove vado a presentare il libro, parlo di Sarajevo. Non posso essere più fiera di quanto lo sono per Sarajevo e la sua, cioè la mia gente – dice Andrea.
Parlando di Sarajevo, Andrea sottolinea che di essa le piace di più la vista spettacolare.
- Per ore, potrei ammirare le montagne che circondano la città, mentre la sera guardo le luci sulle colline, che sembrano le stelle sulla terra invece che nel cielo. Mi piace il verde, mi piacciono i vostri parchi, le vostre montagne. Ciò che mi manca è il mare, però per questo motivo, spesso passo i fine settimana in Erzegovina. Mi piace molto Trebinje, e Mostar per me è indimenticabile – racconta la nostra interlocutrice.
Il motivo per il quale Sarajevo occupa un posto speciale nel suo cuore è il fatto che i veterinari di Sarajevo sono riusciti a salvare la vita del suo cane Carlo, che a causa di un’operazione malfatta in Italia era in condizioni difficilissime.
- Dopo quest’operazione, mi sono seduta la sera tardi in macchina e sono partita da Livorno. Ho guidato senza interruzione e verso le 8 del mattino ero alla Stazione veterinaria nel quartiere di Otoka. Il medico, il quale non dimenticherò mai per quello che ha fatto, ha salvato il mio cane e da quel momento, ogni giorno, il cane corre felicemente nel parco di Kosevo – dice Andrea.
Paragonando la vita in Bosnia a quella in Italia, Andrea dice che ci sono molte similitudini, ma anche differenze.
- In Bosnia esiste ancora il rispetto, la sincerità, l’eleganza, il senso di unione. L’Italia è vittima dell’improvviso progresso, durato quarant’anni, del ventennale Governo di Berlusconi, e di un decennio di crisi economica. Oggi la crisi sta nella gente, poiché nessuno si fida più di nessuno, persino i vicini di casa non si salutano più a vicenda, chiusi per la paura dagli stranieri. C’è così tanta ignoranza e inumanità. Nella Bosnia esiste ancora il senso di appartenenza a qualcosa di più grande, il senso di rappresentare i cittadini e non solo i numeri. Per questo motivo, ai miei amici che si lamentano della corruzione, della sanità che non funziona, dei trasporti pubblici etc. dico – andate in Italia, e così vedrete – dice Andrea, sorridendo.
Tatuaggio "Sarajevsko"
Finché l’Ambasciatore d’Italia in Bosnia Erzegovina, Nicola Minasi, non l’ha coinvolta in numerose attività culturali nella città che, racconta, sono tantissime, Andrea non conosceva nessun italiano. Tutti i suoi amici di cuore a Sarajevo sono Bosniaci, che la entusiasmano.
- Beviamo insieme caffè, andiamo a bere, andiamo allo stadio, al cinema… Ammiro la sincerità dei Bosniaci che può essere qualche volta dolorosa, però rende la vita più facile. Mi piace il vostro ridere, la vostra musica (ascolto i gruppi “Zabranjeno pušenje” e “Skroz”), la vostra eleganza, il fatto che davvero vivete la vita, vi godete le cose piccole ogni singolo giorno – racconta Marcolongo.
A parte che le hanno presentato un modo di vivere diverso, gli amici di Sarajevo l’hanno aiutata anche a studiare il bosniaco. Tra le prime parole e frasi che ha imparato, oltre i saluti, erano: "nema problema"/non ci sono problemi, "šta ima ba"/come va, "ja pričam bosanski"/parlo bosniaco e "cuko"/cane.
- Ho iniziato da subito a studiare la lingua. Sono partita da zero, con i libri per i bambini con le immagini degli alberi e dei fiori. Già da tre anni, ovunque mi porta il viaggio, porto con me, nella mia valigia, il libro di grammatica, e studio come una pazza, sui treni e sugli aerei. Tuttora prendo le lezioni di bosniaco appena posso – sottolinea Marcolongo.
Quanto ama il bosniaco, i Bosniaci, la Sarajevo e tutto ciò di Sarajevo lo dimostra anche un tatuaggio sul corpo di Andrea.
- Ne ho tanti tatuaggi, e metà di loro li ho fatti qui, presso il Centro “Skenderija”. Quello che fa ridere la gente è la scritta "Sarajevsko", come la birra di Sarajevo (Sarajevsko pivo), sul braccio sinistro. Anche se mi prendono in giro tutti, per me è una scritta molto cara, mi ricorda i primi giorni passati a Sarajevo – racconta la scrittrice.
Questa italiana, attualmente, sta presentando il suo libro nei Paesi dell’America Latina, da dove a dicembre, invece che in Italia, farà nuovamente rientro a Sarajevo.
- Devo finire il mio secondo libro, e chi sa da quale posto lo invierò questa volta. Naturalmente, anche questo sarà dedicato a Sarajevo, solo a Sarajevo – sottolinea alla fine dell’intervista per Faktor, Andrea Marcolongo.

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